lunedì 16 novembre 2009

L'INDECISO

- Allora? E’ più di un’ora che ci troviamo qui, si può sapere che aspetti?
- Devo pensarci bene
- Camillo dammi retta tu pensi troppo
- Perché tu no?
- Ma che c’entra la mia situazione è diversa dalla tua
- In che senso scusa
- Nel senso che io sono ancora giovane e te invece … insomma…
- Ma che ne sai
- Lo so, lo so. Ad un’età come la tua si pensa ad altre cose…
- No caro mio, se permetti io penso ancora a queste di cose
- D’accordo, come dici tu. Però ce la vogliamo dare una mossa?
- Si, si. Ecco vedi quella?
- Quale?
- Quella piccolina che cammina tutta impettita
- Ah si, non è male...
- Si da’ troppe arie però
- Se lo può permettere non credi?
- Questo è vero. Sai che c’è? Io vado e ci provo
- Vai vai, io aspetto qui…
- Volo…
*******
- Bè, com’è andata?
- Giova’ fiasco completo
- E perché?
- Non sono il suo tipo
- Così stanno le cose?
- Già
- Su non t’avvilire
- Parli bene te che hai solo l’imbarazzo della scelta
- Ma quale imbarazzo, ne conosco due o tre ma ancora non ho deciso con quale…
- L’altro giorno mi hai fatto conoscere quella con il baschetto di capelli neri…
- Marinella, sì fa la cassiera al supermercato
- Si vede che è una brava ragazza e anche molto carina
- Vero, ma vedi, sono combattuto fra lei e Assuntina
- Quale? Quella biondina con quegli occhi grandi, celesti, le ciglia lunghe e…
- Cami’ ma l’hai guardata con la lente d’ingrandimento?
- Mi si è messa seduta vicino e allora l’ho scrutata bene
- Fammi il piacere scruta bene solo le tue…
- Sei geloso per caso?
- Ma che geloso…Piuttosto guarda Cami’…guarda quanto è carina quella…
- Ci vediamo dopo Giova’, io vado…
*******
- Cami’ che t’è successo?
- M’è successo che è arrivata un’amica sua e io…
- E tu?
- Prima ho guardato bene una, poi mi sono messo a guardare l’altra e non sapevo quale…
- Ma quanto tempo ti serve per decidere…
- Il fatto è che l’una valeva l’altra e io…
- Mica stai al mercato. Quando hai messo gli occhi su una quella devi guardare no che cambi…
- Pure loro però non mi degnavano di uno sguardo, anzi, pareva volessero evitarmi
- Ti credo. Tu dimentichi sempre che grande e grosso come sei non puoi innamorarti di una…
- …piccolina, sì. Che ci posso fare se a me piacciono quelle…
- E quelle si mettono paura solo a vederti da lontano
- Eppure t’assicuro che mi comporterei molto delicatamente
- Ne sono certo, ma quelle non lo sanno. Ci vuole tempo perché ti conoscano tu invece corri sempre
- Corro sì. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che…
- Nemmeno un mese…
- Ti pare niente a te?
- Mica stanno a tua disposizione. Ci vuole pazienza, tempo e gentilezza…
- Lo so e io ce la metto tutta …
- Cami’, s’è fatto tardi, dobbiamo ritornare a casa. Mi raccomando senza fare baccano
- Hai ragione c’è quel tale a pianterreno che scoccia. Per la miseria quanto scoccia
*******
- Domani mattina veniamo presto. Può darsi che incontriamo quella tua amica del mese scorso. Mi sembra di aver capito che ha degli orari un po’ strani. Cami’ vieni qua, cammina accanto a me. Aspetta è meglio che prima ti metto LA MUSERUOLA E IL GUINZAGLIO.

giovedì 12 novembre 2009

UNA VOCE POCO FA

MO: Moglie – MA: Marito
MO: (entra in casa, contemporaneamente scuote l’ombrello che ha in mano per la pioggia che vi si è accumulata poi si avvia verso la cucina)…e mi raccomando, non bagnarmi la moquette …è da questa mattina alle sei che non ho fatto altro che pulire e spolverare, spolverare e pulire. Ci si può mangiare su questa moquette!…Perché poi? (volgendosi indietro e non vedendo il marito) ma che fai? Entra su e metti i piedi nelle pattine mi raccomando…non bagnarmi tutto (si ritira in cucina)
MA: (entra carico di pacchi e pacchettini in entrambe le mani; sotto l’ ascella sinistra trattiene a stento un ombrello chiuso e sotto quella destra un mattarello confezionato con carta da regali. Inoltre, stretto tra i denti, un manico di corda dal quale pende un oggetto tondo di cristallo anch’esso confezionato con carta idonea. E’ fradicio di pioggia dal cappello che tiene in testa fino alle scarpe con le quali traffica a fatica per togliersele e mettere le pattine. Nel fare questi movimenti inevitabilmente inonda di pioggia la moquette del pavimento. Cerca di poggiare da qualche parte i vari pacchi, pacchettini ecc. ma i movimenti gli sono impediti da tutto quello che porta.)
MO (dalla cucina)…e chiudi la porta di casa, che ce l’hai a fare le mani?...
MA: (cerca di avvicinarsi alla porta di casa ma ne è impedito sia a causa delle pattine sia anche per tutti i pacchi ecc. che ancora non riesce a sistemare da qualche parte. L’oggetto tondo che trattiene con i denti non gli permette di aprire la bocca per chiamare la moglie)
MO: (c.s. dalla cucina) …e come se non bastasse adesso devo anche preparare da mangiare, ma chi me lo fa fare…Meno male che questa festa viene una volta l’anno!...Lo so, lo so, si tratta sempre dei miei parenti: zia Brigida, zia Camilla, zio Cirillo e delle mie sorelle Ninì e Lulù…Pensa che strazio se fossero venuti anche i tuoi di parenti, per amor del cielo! E sì tanto a te che te ne importa. Chi si carica di tutto il peso? Sono io, io e soltanto io. Fa questo,fa quest’altro, lava, pulisci, spazza, compra, esci, entra, porta a casa, tutto,tutto io devo fare. E poi pensa ai regali a questo, a quella…Oh! A proposito, i regali devi metterli a posto in ordine perfetto, lì nei mobiletti. E non sederti sul divano. Ho faticato più di due ore per pulirlo e spolverarlo. Almeno aspetta che arrivino i miei parenti. Allora il pacco per zio Cirillo mettilo nel mobiletto giallo, anzi no in quello verde, sì è meglio; quello per zia Brigida nel mobiletto rosso…no, no in quello marrone insieme con quello per zia Camilla, mentre gli altri due per Lulù e Ninì mettili …mettili…bè lo sai o ti devo dire tutto io? I pacchetti rimasti mettili dove trovi posto, ma non sul divano, mi raccomando e neppure in quello scaffale, devono stare nascosti altrimenti è finita la sorpresa. Però, sta venendo bene l’arrosto…Stammi a sentire, sai che ho pensato? Ad un certo punto, dopo la cena, ti alzi da tavola, spegni la luce e poi, dopo che hai tirato fuori i regali, d’improvviso la riaccendi eh? Che ne dici? Ho avuto una bell’idea? Così faccio loro una sorpresa che non la dimenticheranno mai. Quindi cerca di ricordarti bene dove metti i regali perché poi, al buio, dovrai tirarli fuori nello stesso ordine in cui li hai sistemati adesso, prima quello di zio Cirillo, poi quello di zia Brigida, poi quello di zia Camilla: devi stare molto attento perché zia Camilla ci tiene tanto a quel vaso di cristallo che ha sempre desiderato, usa la massima attenzione. Quelli per Ninì e Lulù lasciali pure lì, la sorpresa a loro la facciamo più tardi….Allora come procede? Avrai finito spero,. Sistema tutto per bene e vieni a darmi una mano in cucina, con l’arrosto voglio fare anche le patatine novelle, ai miei piacciono tanto. Vieni in cucina che devi sbucciarle. Chissà se due chili basteranno? Mah, quasi quasi sarà meglio aggiungerne un altro po’, che ne dici? Mi senti di là? Vabbé io dico di sì. …Ma come? Non ce ne sono più? E chi le ha mangiate? Ehi, dico a te che stai lì, ne sai niente? Ho capito, non mi vuoi rispondere. Però adesso sai che fai? La smetti con la pacchia del riposo, scendi, vai al supermercato e ne compri almeno due chili. Tanto che ci vuole, prendi l’autobus e dopo cinque fermate sei arrivato. Non t’azzardare a comprarle a questa frutteria qui all’angolo. Con quello ho litigato già tre volte. Capirai, con me si vuole mettere; fa il furbo: prenda questo, prenda quest’altro, no non si può scegliere, aspetti che faccio io. Ma per chi mi ha preso? Per una deficiente? Io invece sono una che si accontenta, non ho tante pretese, ma stupida mai! Sei d’accordo anche tu? Eh!? Che ne dici? Ma perché non parli? Dico a te, perché non rispondi? Non sei né sordo né muto. Allora? Ma si può sapere… (viene fuori della cucina e vedendo quello che il marito ha combinato lo apostrofa duramente) …razza di rimbambito! Ma lo vedi che cosa hai combinato? Non hai resistito eh? Non hai fatto in tempo? Non sei riuscito a trattenerti (vedendo in terra la moquette bagnata dalla pioggia che il marito sta ancora cercando di togliersi di dosso) …te la sei fatta sotto come un lattante! Rimbambito!!! (si volta e sta per ritornare in cucina, ma il marito apre la bocca, il vaso di cristallo cade in terra rompendosi in vari pezzi, calpesta tutti gli altri pacchi ecc. e con un urlo che non ha nulla di umano insegue la moglie in cucina brandendo il mattarello fra le mani).
*******
MA: (in Tribunale, rivolto verso la giuria)e allora signori giurati ho colpito!

lunedì 9 novembre 2009

seconda ed ultima puntata de L'ALTRA

Dalla porta-finestra che dava su un balcone entrava appena un filo di luce che filtrava dalla veneziana socchiusa. Il letto era senza biancheria; una leggera copertina copriva a stento il materasso e i cuscini. Erano entrambi emozionati ma riuscirono con molta calma a spogliarsi ed a sdraiarsi sul letto. Luca prese l’iniziativa: cominciò a carezzare Adriana in ogni più nascosta parte del suo corpo ed altrettanto, ma con più frenesia, fece anche lei. Toccandosi l’un l’altro appariva loro come la prova migliore per conoscersi più compiutamente. Sembrava che gli amplessi non dovessero finire mai. Bisognava fermarsi però, riprendere fiato, cercare anche di far funzionare il cervello poiché se procedevano con quel ritmo potevano andare incontro a qualcosa di spiacevole. Guardandosi negli occhi che brillavano di una strana luce compresero che per quel giorno potevano considerarsi appagati. Nel rivestirsi Luca chiese se e quando avrebbero potuto ancora approfittare di quella disponibilità, di spazio e di tempo. Adriana gli carezzò lievemente la guancia assicurandogli che avrebbero potuto ripetere quei piacevoli momenti se e quando lo avessero voluto. Da allora, per più di quattro mesi dedicarono i loro lunedì di libertà a quei gradevoli incontri. Un lunedì, mezz’ora prima del consueto appuntamento, Luca telefonò a Adriana
=Pronto? Ciao sono io
=Ciao Luca, come mai telefoni?
=Per un motivo piuttosto serio. Oggi non posso venire all’appuntamento
=Perché? Cosa è successo?
=Devo andare per forza all’associazione e partecipare al corso di musica
=Come mai? Ti hanno chiamato loro per caso?
=No, no, avevo già preso delle precauzioni in proposito e gli avevo detto di non chiamare mai a casa mia inventandomi una scusa qualsiasi
=E allora perché devi andarci?
=Perché quando uscirò troverò mia moglie ad aspettarmi
=Cosa? Ma…
=Mi ha detto che oggi si sarebbe trovata a passare da quelle parti per non so quale acquisto che doveva fare e quindi approfittava di quell’occasione per venire a vedere l’ambiente che frequentavo da un po’ di tempo e tornare a casa con me
=Tu gli dovevi dire che non era possibile
=Adriana rifletti, non potevo impedirglielo
=Dovevi, invece, in qualunque modo. Potevi inventarti qualche scusa visto che ne sei capace
=Adesso stai esagerando, cerca di calmarti. Vedrai, non succederà nulla
=Tu dici?
Luca sentì il rumore del telefono che veniva scagliato contro qualcosa. Com’era possibile quella
reazione di Adriana? Non si era mai comportata così e poi, non sarebbe cambiato nulla, non ci
sarebbe stata alcun tipo di conseguenza per loro due. Promise a se stesso che avrebbe fatto di tutto
per sistemare la questione. Nel recarsi alla fermata dell’autobus dove erano soliti vedersi per andare insieme all’associazione Adriana non c’era. Forse, si disse, aveva preso la macchina. Entrato nel salone dove si teneva il corso di musica non la vide tra i presenti ma, appena qualche minuto dopo, anche lei entrò ed andò a sedersi ben lontana da lui. Al termine, Luca si guardò in giro ma di Adriana non c’erano tracce. Avviandosi verso il portone per uscire vide sua moglie che lo stava aspettando. Si salutarono e stavano recandosi verso la fermata dell’autobus quando Luca si accorse che anche Adriana era lì in attesa. Quando l’autobus arrivò salirono insieme con altri e i loro sguardi s’incontrarono per un brevissimo istante: quello di Adriana sembrava volesse incenerirlo. Due ore dopo Luca disse alla moglie che doveva uscire perché aveva dimenticato di acquistare una bevanda che gli avrebbe fatto piacere bere. Poco lontano di casa entrò in una cabina telefonica e chiamò Adriana: gli rispose uno dei figli al quale chiese di poter parlare con lei.
=Chi parla? Sei Luca?
=Sì. Mi conosci?
=Solo di nome. Però mia madre mi ha detto che avresti chiamato ma che non dovevo passarle nessuno
=Scusami, ma lei è in casa?
=Sì ma non ti vuole parlare
=Io devo insistere. E’ molto importante
D’improvviso la voce d’Adriana al telefono…
=Per chi è importante? Per te? Pezzo di farabutto? Mi hai sconvolto la vita, mi hai usato a tuo piacimento, mi hai trattato come una puttana da marciapiede…tu…
Luca, sconvolto, dovette staccarsi per un po’ dal telefono per non voler ascoltare un tipo di frasario
talmente indecente che non riusciva a capire come mai agisse così, alla presenza dei figli
=Adriana, ti prego, ascoltami soltanto un momento
=Non voglio ascoltarti. Non voglio più vederti e non telefonarmi più. Trovati qualcuna più scema di me
=E questo soltanto perché oggi hai visto mia moglie? Ma sapevi benissimo che ne avevo una
quante volte ne abbiamo parlato. Non mi sembra che da parte tua ci siano state obiezioni riguardo
il nostro rapporto
=Fino a che oggi non l’ho vista. Non che sia particolarmente attraente, si vede che quello è il tuo genere, ma non avrei mai dovuto vederla
=Ma questo non cambia nulla, io sono sempre il tuo Luca
=Stai zitto. Tu non sei il mio Luca
=Perché no?
=Perché sei il Luca di quell’altra.

venerdì 6 novembre 2009

L'ALTRA - Prima delle due puntate

La breve informazione era apparsa sul quotidiano che Luca leggeva tutte le mattine nello studio di casa. Un’associazione culturale avrebbe organizzato per quello stesso giorno, nel primo pomeriggio,una conferenza riservata a persone d’ambo i sessi, con un’età dai 50 anni in su, per presentare un progetto attuativo di corsi artistico - culturali di pittura, musica, teatro ecc. Tra l’altro gratuiti e si sorprese non poco.Valeva la pena appurare con certezza e di persona come stavano le cose. Poco prima delle 15, ora fissata per l’inizio della conferenza, Luca si presentò all’indirizzo precisato nel giornale. Salì le scale di un antico palazzo in stile barocco proprio a metà di una delle vie principali del centro storico. Al primo piano le due ante di una porta massiccia erano spalancate e si potevano intravedere alcuni saloni arredati sontuosamente, stracolmi di persone.Alcune giovani signore invitavano tutti gli intervenuti a presentarsi presso altre signore che, sedute ai lati di un lunghissimo tavolo, erano incaricate di ricevere le domande per l’adesione ai corsi che ciascuno poteva liberamente scegliere. Luca s’informò sugli orari e sui giorni stabiliti per partecipare a quei corsi e decise per i due di musica e teatro. La conferenza ebbe inizio alle 15:30. Due persone molto gentili illustrarono gli scopi e le modalità di partecipazione a quell’iniziativa il cui fine principale era di trascorrere il tempo libero che ognuno aveva a disposizione con ciò che più si gradiva conoscere ed approfondire. Intorno alle 17 la conferenza ebbe termine. Nel corso della stessa erano state rivolte numerose domande ai due conferenzieri i quali avevano fornito risposte adeguate e precise. Prima di porre fine alla riunione furono offerti dei pasticcini e, a scelta, caffè o tè. I commenti che si udivano erano, ovviamente, favorevoli ed anche Luca provò un cauto ottimismo. Anche perché era stato precisato che quest’iniziativa si era potuta realizzare grazie a sovvenzioni economiche elargite da una fondazione benefica senza che fosse richiesta alcuna contropartita. In sintesi nessun intendimento commerciale, pubblicitario o politico. La cosa che faceva sorridere Luca era il fatto dell’abbigliamento indossato dai partecipanti, sia uomini sia donne (queste ultime erano presenti in netta maggioranza, intorno al 95%), non perché fosse qualcosa di pagliaccesco, tutt’altro, ma perché erano vestiti fin troppo elegantemente, certo con i loro migliori guardaroba. Sembrava facessero a gara a chi, nei giorni in cui ci si vedeva per i corsi, sfoggiava abiti e gioielli (o bigiotteria) più appariscenti. Per non parlare poi, riguardo alle signore, delle loro acconciature: doveva essere un periodo d’oro per i parrucchieri. Luca non voleva fare troppo il critico ma, col passare dei giorni,si dovette accorgere che lo scopo principale della partecipazione di tutte le persone, non era tanto la ricerca di maggiore conoscenza e approfondimento degli argomenti che erano trattati nei due corsi di musica e teatro, ma qualcosa di molto diverso e probabilmente anche comprensibile. Il rifuggire da vari tipi di monotonia o da altre situazioni poco piacevoli. L’età media dei presenti variava dai 60 ai 75 anni, con due sole eccezioni: quella di Luca che ne aveva 56 e quella di una sua coetanea, Adriana, una donna alta come lui, snella, capelli corti grigi, sempre sorridente e con la quale era piacevole conversare. Questo capitava molto spesso poiché entrambi abitavano nella stessa zona e dovevano prendere il medesimo autobus per partecipare ai due corsi nei giorni di lunedì e mercoledì d’ogni settimana. Con il tempo ebbero modo di raccontarsi ogni cosa di loro, delle loro famiglie, dei loro trascorsi e delle reciproche situazioni attuali.Luca era sposato da oltre trent’anni ed aveva due figli, un maschio e una femmina, impiegati presso un’importante società d’import-export e che vivevano ancora in casa con lui e sua moglie. Adriana invece, un tempo sposata con un noto imprenditore ma da qualche anno separata e divorziata, viveva in un grande appartamento di sua proprietà insieme ai tre figli, due femmine ed un maschio, tutti studenti universitari. Essendo molto più estroversa di Luca un giorno volle anche raccontargli di quando, anni indietro, al culmine di uno stato di depressione ormai superato, aveva perfino tentato il suicidio. Non si erano nascosti nulla e più passavano i giorni più si confidavano reciprocamente i loro problemi, le preoccupazioni, gli stati d’animo. C’erano occasioni in cui potevano profittare di qualche spazio libero nelle loro vite quotidiane per stare insieme da soli. Qualche volta Adriana preferiva prendere la sua auto, una piccola Lancia, con la quale si potevano permettere di fare un giro più lungo e sostare in luoghi più discreti. La loro prima assenza dai corsi cominciò un mercoledì: era il giorno dedicato alla musica. Avevano pensato, di comune accordo, di impiegare quel tempo trascorrendolo insieme in un bel parco che aveva una vista meravigliosa e dei luoghi un po’appartati dove potevano dare libero sfogo alle loro effusioni, molto caste e quasi ingenue. Entrambi però sapevano che quei limiti che si erano inconsapevolmente autoimposti non sarebbero durati a lungo. Ormai la loro partecipazione ai corsi si era in sostanza quasi ridotta ad una o due volte il mese. Un lunedì Adriana chiese a Luca di accompagnarla a casa di una sua sorella, trasferitasi temporaneamente al nord, la quale l’aveva pregata di andare ogni tanto a badare all’alloggio che lei e la sua famiglia abitavano soltanto un paio di mesi l’anno. Già da qualche tempo aveva fatto avere a Adriana le chiavi sia dell’appartamento sia della cassetta della posta per permetterle di occuparsi di quella facile incombenza. Così, quel lunedì, Luca ed Adriana dopo circa un’ora di macchina, arrivarono a destinazione. Si trattava di un appartamento ampio ed elegante,ottimamente arredato e funzionante, pronto per ogni esigenza. Appena entrati, Adriana fece accomodare Luca su di un divano in salotto e iniziò ad ispezionare tutti gli ambienti per le opportune verifiche. Al termine andò anche lei in salotto e si sedette vicino a Luca ma loro conversazione aveva ben poco di concreto: le menti erano altrove. Il momento d’indecisione passò presto. Bastò uno sguardo tra loro per comprendere che sapevano entrambi di voler cogliere quell’occasione così favorevole. Si presero per mano ed andarono nella stanza da letto.
(fine della prima puntata)

martedì 3 novembre 2009

IN CLINICA DALLO SPECIALISTA

- I membri dell’equipe: l’emèrito prof.dott. A.Senzaspème, le dottoresse F.Cessati e O.Spiriti.

- Il paziente.

*******

= Pronto?. Sono la dottoressa Cessati, il professore vuole sapere se è tutto confermato per la visita specialistica delle 18.00. Confermato? Bene, noi siamo pronti. Sta già salendo qui allo studio del quinto piano? Ottimo, voi procedete pure con quanto stabilito (mette giù il telefono e si rivolge al professore) E’ arrivato. Ecco, questa è la cartella clinica e questi sono i risultati degli accertamenti e delle analisi.

I tre esaminano il tutto, si consultano tra loro, poi il professore si poggia allo schienale della sedia, volge il viso verso l’alto con le palpebre abbassate e con l’aria assorta, mentre le due dottoresse lo guardano in silenzio.

Dopo poco entra nello studio il paziente ansimando e barcollando, quasi sulle ginocchia e chiede:

=…ma…l’ascensore?...

= ( i tre all’unisono) E’ guasto!

Il paziente continuando a barcollare e senza fiato, cerca dove appoggiarsi per sostenersi

= aiutatemi…una barella…un letto…ah! Ecco…un divano...

= (i tre c.s.) Sdraiatevi!

= cinque piani…(lamentandosi si sdraia sul divano)

= (il professore porgendo una bomboletta alla Cessati) Ossigeno!

= (la Cessati porgendola alla Spiriti) Ossigeno!

= (la Spiriti ponendola sulla bocca del paziente) Ossigeno!

= (il paz.dopo aver aspirato e respirato, con un filo di voce)io sono quello che deve essere consultato…

= (i tre c.s.) Come consultato?

= io non ci sono venuto…mi ci hanno mandato. Hanno deciso i miei. Stanno giù all’ingresso.Mi hanno detto: adesso vai a consulto dai professori della clinica dolce…dolce...

= (la Cessati) Sì, questa è la clinica DOLCE STAR MALE

= sì, basta però che se si entra verticale non si esca orizzontale. Neppure sono entrato che mi hanno chiesto soldi…

= (la Cessati) paziente che è entrato paga anticipato…

=(il paz.) scusi, ma quattromila euro?

= (la Cessati) però tutto compreso, Iva inclusa

= (il prof. al paz.) Alzatevi ! = (le due dott.sse insieme) Alzatevi!

= (il paziente fa fatica ad alzarsi e tiene stretta a sé la bomboletta dell’ossigeno, ma la Spiriti gliela toglie dalle mani)

= (il prof.) Come vi chiamate! = (le due dott.sse insieme) Come vi chiamate!

= io mi chiamo Guido Locarro

= (il prof.) Dove abitate! = (le due c.s.) Dove abitate!

= inVia dei Ceri 47

= (il prof.) Spogliatevi! = (le due c.s.) Spogliatevi!

= (il paz. esegue togliendosi giacca, cravatta e camicia)

= (il prof.) Via i pantaloni! = (le due c.s. stanno zitte)

= (il paz. rivolgendosi verso le due) che faccio me li tolgo?

= (le due c.s. tossicchiano e annuiscono con un gesto della testa)

=(il paz. allargando le braccia esegue e rimane in mutande)

= (il prof. sempre seduto, con in mano un binocolo) Raggi X ! = (le due c.s.) Raggi X !

= (il paz. sbarrando gli occhi)ma quello non è …

= (la Cessati) La più recente invenzione del professore

= (il prof. al paz.) Voltatevi! = (le due c.s.) Voltatevi!

= (il paz. esegue faticosamente)

= (il prof. al paz.) Respirate! = (le due c.s.) Respirate!

= (il paz. respira a fatica)

= (il prof. al paz.) Trattenete! = (le due c.s.) Trattenete!

= (i tre confabulano a lungo tra loro scuotendo ogni tanto la testa, ma dimenticandosi nel frattempo del paziente il quale sta sempre trattenendo il respiro)

= (il paz. non gliela fa più a trattenere il respiro e quindi si volta ed esplode)e allora? Io sto scoppiando…

= (il prof. imperturbabile poggia il binocolo e, sempre seduto, prende lo stetoscopio) Adesso tossite e cantate! = (le due c.s.) Tossite e cantate!

= (il paz. meravigliandosi) ma una volta non si usava dica 33…33…

= (i tre insieme) Cantate!

= (il paz. con un filo di voce) Gira e rigira biondina l’amore la vita godere ci fa, quando ti veggo piccina il mio cuore sempre fa ticchettì ticchettà…

= (il prof. guardando il paz. e scuotendo il capo) Vi vedo brutto! = (le due c.s. annuiscono)

= (il paz. un poco alterato) dovevo pagare quattromila euro per sapere che ero brutto? Lo sapevo già da solo e gratis…

= (il prof. declamando) Ippocrate dice! = (le due c.s. ripetono) Ippocrate dice!

= (il paz. chiede) Chi?

= (i tre insieme) Ippocrate!

= (il paz. insiste) E chi è? Mai sentito. Forse perché non leggo giornali e la televisione si è rotta

= (la Cessati) Ippocrate il più grande medico mai esistito, il sommo maestro greco…

= (il paz. più tranquillo) Ah! Ecco, non è italiano, per questo non lo conosco…

= (la Cessati) Ma è morto

= (il paz. quasi dispiaciuto) Mi dispiace, non lo sapevo e poi con la televisione rotta…

= (la Cessati) E’ morto più di duemila anni fa, nel 377 a.c.

= (il paz. più tranquillo) Beh! io non c’entro niente, sono nato nel 1930 d.c.

= (la Cessati incurante di tali parole prosegue) Ippocrate creò il metodo retto della indagine diagnostica fondato sulla osservazione e sul ragionamento. Gli orientamenti cardinali della terapia sono, secondo la sua scienza e anche secondo quella nostra, non nuocere al malato ed aiutare la forza mediatrice della natura. La vita è breve, l’occasione momentanea, l’esperimento pericoloso, il giudizio difficile!

= (il paz. un po’ frastornato) e a questo punto?...

= (la Cessati) Non sarà domani…= (il paz. la interrompe) meno male domani devo…(la Cessati) non sarà neppure dopodomani…=(il paz.) benissimo sono stato invitato ad un pranzo e proprio …

= (la Cessati) Ma sarà oggi, anzi adesso (agli altri due) sincronizziamo gli orologi …(al paz.) Tra cinque minuti esatti voi ci lascerete!

= (il paz. rinfrancato) oh! Finalmente. Allora mi posso rivestire…

= (il prof. al paz.) Non serve. Dove andate voi non serve. =(le due c.s.) Non serve!

= (il paz. che ancora non si rende conto) E perché?

= (i tre insieme) Siete arrivato al capolinea…

= (il paz. rammaricandosi) Perché non sono sceso qualche fermata prima?

= (la Cessati alla Spiriti) Misure! =(la Spiriti misura il paz.) 50 di spalle, 150 di altezza, 2^misura

= (la Cessati che ha annotato tutto, al telefono) Reparto cassa?

= (il paz. seccato) Ci sono già passato alla cassa…quattromila euro…

= (la Cessati al paz. calcando le parole) Questo è un altro reparto cassa (al telefono) Allora preparate una seconda…sì la media…no, la prima e la terza no

= (il paz. meravigliandosi) Capperi che bella organizzazione

= (al paz. chiamandolo) Venite. Vedete giù da basso?

= (il paz.affacciandosi ad una finestra, meravigliato esclama) Guarda quanta gente? Parenti, amici, conoscenti. E c’è una carrozza con sei cavalli col pennacchio...

= (la Cessati) E’ un carro! E a cassetta?

= (il paz. canticchiando) c’è il cocchier, non ci perde d’occhio, guarda dentro il cocchio poi sorride e chiude un occhio

= (la Cessati al paz.) Adesso andate, passate prima al pianterreno, c’è il reparto cassa…Andate...

= (il paz. giunto sulla soglia della porta) Guarda, guarda, per andarsene l’ascensore funziona…

= (i tre insieme) Andate!

= (il paziente al pianterreno) Questo è il reparto cassa? Mi stavate aspettando? Come? devo entrare qua dentro? Va bene, ecco, è un po’ stretto, no, no, non spingete, fate piano. No le misure le hanno prese quelli del quinto piano, io che ne so, fate piano, un altro po’, ecco ci sono entrato, ecco fatto, chiudete pure (rumore di un coperchio che viene inchiodato).

sabato 31 ottobre 2009

DUE MOMENTI MUSICALI






mercoledì 28 ottobre 2009

quinta ed ultima puntata de L'IMPREVISTO

Ho cercato più volte di interromperla ma lei ha voluto che io conoscessi ogni particolare perché sta cercando disperatamente in me quel conforto che io non riesco a darle divorato
come sono dallo sdegno e dall’intenzione di compiere chissà quale gesto pur di far pagare a quel criminale le atrocità commesse nei confronti di Rosi. Lei però, dopo essersi ripresa per quanto possibile, mi assicura che non la passerà liscia: si vuole vendicare con la stessa ferocia usata da lui. Le propongo di andare insieme al pronto soccorso e dai carabinieri ma non intende farlo poiché vuole prima telefonare alla madre e raccontarle ogni minima cosa, abituata a comportarsi in questo modo sin dalla nascita; insieme avrebbero concordato la decisione da prendere. La telefonata di Rosi alla propria madre scatenò una valanga.
L’indomani, primo pomeriggio del venerdì successivo alla vicenda, giunsero da Palermo entrambi i suoi genitori insieme ad un medico loro amico. Io mi ero ritirato discretamente nella mia camera: volevo che si sentissero più liberi nell’apprendere da Rosi i particolari di quanto era successo e nel decidere sul da farsi. Chiesero a Rosi di raccontare ogni minimo dettaglio dell’aggressione da lei subita e la fecero visitare dal medico il quale ne accertò le condizioni psico-fisiche e le prescrisse qualche lieve medicamento. Non ci furono né urli né strepiti di alcun tipo. Tutto si stava svolgendo con calma e decisione.
*******
Gli avvenimenti successivi procedettero velocemente come le sequenze di un film d’azione. Il capitano dei carabinieri Giannetto tese la trappola. Disse alla figlia di fare una telefonata allettante e suadente ad Enzo convincendolo a venire in casa da lei l’indomani, sabato, di primo pomeriggio, affermando che alla luce di quello che era successo era pentita di non essere stata gentile con lui fin dal momento in cui le aveva fatto vivere un’esperienza dolorosa ma anche piacevole, in qualche modo, e che era contenta di avere assaporato la sua virilità. Il furbastro, lusingato nel suo ego, non se lo fece ripetere due volte e le promise che avrebbero trascorso insieme un pomeriggio indimenticabile. Quel sabato sopraggiunse quasi troppo rapidamente ma le “operazioni” orchestrate impeccabilmente dal capitano Giannetto si svilupparono secondo lo scopo prefisso. Era una luminosa e splendida giornata di primavera inoltrata ma non per Enzo. Io e Agata, la mamma di Rosi, dovevamo uscire da casa prima dell’orario previsto per l’arrivo del furbastro, mentre il capitano si sarebbe posto nell’attesa in camera di Rosi la quale doveva aprire la porta al “suo ospite”, farlo entrare e poi - con una scusa - uscire anche lei.
*******
Poco prima delle 16, io e Agata usciamo. Dieci minuti dopo suona il citofono, Rosi risponde ed apre il portone ad Enzo. Gli apre anche la porta di casa e sorridendo lo accoglie con un finto bacio sulla guancia, lo fa entrare e lo saluta dicendo:
-Ciao Enzo, prego, vieni, vieni…scusami, però, devo uscire per pochi minuti perché non ho fatto in tempo a comprare un regalino che volevo tanto farti trovare: tu intanto accomodati pure in camera mia, mettiti a tuo agio, io torno subito
Enzo baldanzosamente si dirige verso la camera di Rosi apre la porta e:
-Oh,scusi, buongiorno forse sono venuto nel momento sbagliato
-No, no, sei venuto precisamente nel momento giusto, proprio così

-Penso sia meglio ritornare un altro giorno
-E perché? Entra, entra: ti ricordi di me? Tu sai chi sono io, vero?
-Sicuro lei è il padre di…
-Zitto verme! Tu non lo devi pronunciare il nome di mia figlia, te lo devi dimenticare, mentre invece è meglio che ti ricordi di questo…
Uno schiaffo tremendo arriva ad Enzo tra la guancia e la bocca, talmente violento da fargli torcere faccia e collo insieme. Sta per lanciare un urlo ma Giannetto gli preme una mano sulla bocca
-Tu non devi nemmeno respirare figurati se puoi urlare: mi capisci?
Enzo dolorante annuisce con la testa
-Ecco, bravo, sarò bravo anch’io con te lo vedi…Ho messo persino i guanti e vuoi sapere perché? Per non insudiciarmi con la tua lurida faccia schifosa, tieni…
Un secondo manrovescio si abbatte sul viso di Enzo il quale piange e singhiozza sommessamente
-Vedi Enzo le cose stanno così: tu ti sei permesso di dare due schiaffi a mia figlia così forti da lasciarle i segni sul viso e allora, siccome tu sei un uomo - perché tu sei un uomo, vero? te ne spettano almeno il doppio, tieni…
Ormai Enzo, letteralmente terrorizzato, dopo altri due pesanti schiaffoni, piange senza più alcun ritegno chiedendo pietà con un filo di voce
-Che dici? Non ti sento, mi dispiace…Invece ascoltami bene tu adesso perché ti dirò tutto una sola volta: tu hai fatto del male a mia figlia, molto male, l’hai anche violata, l’hai danneggiata nel corpo e nello spirito: non lo dovevi fare. Ed ora ti faccio il mio personale regalino… Sai, devi credermi é un regalone! Io conosco tuo padre e tua madre da molti anni, con tuo padre non siamo colleghi, né c’è differenza di grado tra noi, siamo come fratelli: io gli devo molta gratitudine perché una volta mi salvò la vita mentre eravamo in servizio. A loro non dirò nulla di nulla, non posso permettere che subiscano questo dolore, questa sofferenza e questa vergogna per colpa di un essere spregevole quale tu sei. Hai tradito la nostra fiducia e quella dei tuoi genitori: sarebbe molto semplice per me farti arrestare e condurre in un posticino dove saresti accolto molto amorevolmente ma, come ho promesso, ho un debito con tuo padre e i debiti si pagano. Anche tu da oggi in poi avrai un grosso debito con me e lo dovrai pagare, almeno in parte, con quanto dovrai fare. Da domani, capito che ho detto?, da domani tu scompari per sempre da questa città e dall’università che qui stavi frequentando insieme a mia figlia. Stasera te ne torni a casa: quando ti vedranno i segni che hai in faccia dirai ai tuoi che so…ecco… di essere caduto per le scale. Poi gli dirai che vuoi iscriverti ad un’altra università, sempre che tu abbia voglia di studiare, di voler cambiare città, nazione, mondo,insomma dovrai sparire: non potrai più farti vedere in giro. Sono stato chiaro? Hai capito quello che ho detto? Fammi soltanto un cenno con la testa perché mi schifo pure di sentire la tua voce
Enzo, sul viso una smorfia di dolore, annuisce con la testa, poi
-Per farti ricordare meglio quello che ho detto, tieni…
Lo colpisce duramente su entrambe le ginocchia
-Così renderai più veritiera la tua caduta dalle scale…E adesso togliti dalla mia presenza, sparisci prima che ci ripensi
Con una violenta spinta lo fa uscire dalla camera di Rosi e dalla porta di casa.
*******
Il lunedì seguente, appena qualche giorno prima della chiusura dell’anno scolastico Rosi si recò alla scuola dove aveva insegnato per salutare direttrice e colleghi ai quali fece presente di doversi allontanare con lieve anticipo per tornare in Sicilia a causa dei problemi di salute di uno dei suoi genitori. Giannetto e Agata decisero di partire insieme a Rosi quella sera stessa, poco prima di cena. Con Nico si salutarono affettuosamente, si abbracciarono e si dettero l’arrivederci per il prossimo settembre quando sarebbe iniziato il nuovo anno scolastico. Lo ringraziarono ancora una volta per tutto e gli rinnovarono l’invito per una vacanza da trascorrere a casa loro a Palermo. Agata si commosse quando lo abbracciò e gli disse di essere orgogliosa di avere una figlia come Rosi la quale, grazie al cielo, aveva con lei un rapporto tutto particolare: madre, sorella, amica e sapeva che di ciò che le accadeva le raccontava tutto, ogni minimo particolare. Uscita la madre, Rosi si avvicinò a Nico, lo avvolse con un forte abbraccio e, avvicinandosi al suo orecchio destro gli sussurrò:
“Quello di quella notte no”.

lunedì 26 ottobre 2009

quarta e penultima puntata de L'IMPREVISTO

Contrariamente al solito, stamattina mi sveglio tardi. Altrochè, le nove passate, Rosi é già andata a scuola. Un momento! A proposito di Rosi…ma…che sogno ho fatto stanotte? E’ meglio che mi prepari un bel caffè. Sul tavolo in cucina, già pronto per la colazione, c’è un biglietto: “Ciao Nico, dormivi così bene che non ti ho voluto svegliare, ci vediamo oggi pomeriggio, Rosi”. Lei mi ha visto dormire bene? Che vuol dire? Torno quasi di corsa in camera mia: nel letto lo spazio accanto al mio reca i segni di qualcuno che ha dormito accanto a me, sento persino uno strano, piacevole odore. Non ho sognato! E adesso? Mi viene in mente, e non so spiegarmi il perché, l’espressione che pronuncia Dante, tramite Virgilio nell”Inferno” della Divina Commedia: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandar”. Mettiamola così, è stata sua volontà? Allora io non domanderò.
Per ore ed ore rimuginai dentro di me quello che era accaduto e cercai di prepararmi ad affrontare la situazione nella maniera più serena e tranquilla possibile. Non potevo negare che nel biglietto che Rosi mi aveva lasciato sul tavolo c’era un chiaro invito ad attenderla appena uscita da scuola: era evidente che voleva fornire qualche spiegazione. Cercai di dedicarmi alle mie quotidiane occupazioni quando - appena dieci minuti dopo le 16.30 - sento introdurre le chiavi nella porta di casa e

-Dove sei Nico?
-Sono qui che sto leggendo
-Bene, soltanto qualche attimo e poi potrai andare dai tuoi amici come il solito
-Non c’è nessuna fretta
-Ci tenevo a parlare con te dopo…beh…Dopo, sai che cosa intendo. Ecco, secondo me entrambi “abbiamo sognato”! Che ne dici?. A te sta bene questa interpretazione di quello che è avvenuto?
-Sono d’accordo soprattutto perché ho già dimenticato. Adesso vado, ciao, ci vediamo più tardi!
-Preparo io la cena, va bene?
-Benissimo, ciao
Conversazione lampo, rapido scambio di battute, capitolo chiuso anzi episodio mai accaduto!. A me andava bene così; e dire che avevo impiegato numerose ore ad escogitare quale comportamento tenere riguardo quella questione piuttosto imbarazzante almeno per me. Tutto risolto nel migliore dei modi.
*******
Ci trovavamo quasi al termine dell’anno scolastico e il penultimo giovedì io mi accingevo a rientrare a casa dopo il pomeriggio trascorso con i miei amici, quando dall’ascensore che si stava fermando al mio pianerottolo intravidi Enzo, il giovane amico di Rosi, Susi e Vera, che stava scendendo le scale. Allora ricordai che il giovedì era uno dei giorni in cui loro si riunivano. Aperta la porta di casa non sentii il solito chiacchiericcio delle giovani: sento invece piangere a dirotto, singhiozzi disperati. Ma questa è Rosi!
-Rosi, Rosi che c’è?
-No, no, non entrare, ti prego Nico
-Ti senti male? Dimmi qualcosa! Susi e Vera sono lì con te?
Non mi risponde, Che faccio?
-Per favore Rosi…Cosa succede?
-No, loro non ci sono, fammi un favore, ti prego: entra in camera tua, fra poco ti spiegherò, ma adesso devo stare un attimo da sola
Sempre preoccupato faccio quello che lei mi dice. La sento piangere più sommessamente e capisco che esce dalla sua camera ed entra nel bagno…mi chiedo cosa possa esserle accaduto:forse un malore? Dopo una ventina di minuti vado a sedermi in cucina e decido di aspettarla. Appena esce dal bagno Rosi, senza fermarsi, si dirige frettolosamente verso la sua camera ma io la chiamo con insistenza e allora lei si volta: io la guardo in viso e rimango di stucco. La sua faccia è tumefatta, il labbro inferiore spaccato, entrambi gli zigomi violacei. Quasi urlando le chiedo il perché di tutto quel massacro sul suo giovane viso. Lei piangendo disperatamente mi si getta fra le braccia e, sempre singhiozzando, mi racconta ogni cosa.
Quel pomeriggio, come sempre dedicato all’incontro con i suoi tre amici, si era verificata una cosa strana alla quale però, lei inizialmente, non aveva dato alcun peso. Enzo, il suo fraterno amico, si era presentato in casa con notevole anticipo e le aveva chiesto di telefonare alle altre due amiche Susi e Vera pregandole di annullare l’appuntamento odierno adducendo come scusa il fatto che lei, dovendo fare alcune commissioni urgenti, non sarebbe stata in casa per tutto il pomeriggio. Rosi volle sapere il perché di questa insolita richiesta e lui con molto tatto le spiegò che in questo modo, essendo solo in due, potevano concentrarsi meglio nello studio. Dopo appena un’ora trascorsa a confrontare entrambi il parziale contenuto delle rispettive tesi di laurea che stavano preparando Enzo disse di voler fare una pausa. Seduti su un piccolo divano iniziarono a parlare amichevolmente di piccole storie di vita quotidiana: Enzo le raccontò di alcune sue vicende confessandole che certe brevi avventure con ragazze che non stimava le aveva concluse rapidamente perché poco soddisfacenti e le disse anche dei fastidi che provava nel ricevere continue attenzioni da parte di alcune loro colleghe, anche di Susi e Vera; Rosi gli ricordò che questo era il prezzo da pagare per chi emanava un certo fascino dovuto alla sua bellezza e prestanza fisica. Enzo le si avvicinò e mettendole un braccio sulla spalla iniziò a lamentarsi affermando che soltanto lei non lo degnava di uno sguardo e non riusciva a rendersi conto del perché; le chiese se c’era qualcosa in lui che non le andava a genio. Rosi, pazientemente gli spiegò che non c’era nulla che non andava ma che lo considerava un vero e proprio fratello e quindi non poteva né sentiva di provare nulla di più di un sentimento di affettuosa fratellanza. Nello stesso tempo, palesemente seccata, si alzò dal divano e gli chiese con decisione di tornare subito a riprendere a studiare e per Enzo fu come ricevere uno schiaffo in pieno viso: alzandosi di scatto anche lui, cercando di dominarsi, le disse allontanandosi che doveva recarsi un momento in bagno. Lo sentì uscire dal bagno e andare in cucina, poi la raggiunse con i lineamenti completamente stravolti. Con fare imperioso e con un coltello affilatissimo stretto nella sua mano sinistra le ordinò di stare zitta, di spogliarsi completamente e di stendersi sul letto facendole segni inequivocabili circa quello che le sarebbe accaduto se non gli avesse dato retta. Rosi, con il terrore negli occhi, lo implorò dicendogli di non commettere quella insensatezza, di ragionare, di pensare alle tragiche conseguenze di un tale gesto ma per tutta risposta Enzo la colpì con forza su entrambe le guance e sulla bocca puntandole il coltello alla gola.
Lei, in preda a dolori indicibili, sbottò in un pianto irrefrenabile ma lui le mise la mano destra sulla bocca, quasi soffocandola e con la sinistra le agitò il coltello davanti gli occhi. Dovette cedere. Lui non era più Enzo ma una bestia. Con gli occhi quasi fuori delle orbite, dopo averla costretta a denudarsi, diede inizio alla violenza. Pure tra il terrore e la sofferenza che provava si rese conto che lui aveva preso la precauzione di usare un profilattico, mentre i suoi modi erano violenti e dolorosi. La stava stuprando. Quando quello straziante momento terminò lui nel rialzarsi, sempre con il coltello puntato verso la sua gola, le ingiunse di non fare un fiato, poi con un fazzoletto strofinò il manico del coltello e glielo fece stringere nel pugno della sua mano, lo prese per la punta sempre con il fazzoletto in modo da non lasciare alcuna impronta, le disse di rivestirsi e quindi le bisbigliò nelle orecchie come avrebbe dovuto comportarsi da allora in poi. Non doveva dire nulla a nessuno, neanche una parola, perché se lo avesse fatto lui aveva già un piano per come modificare la versione dei fatti da quella che lei avrebbe tentato di raccontare ai suoi o a chiunque altro. Glielo espose irridendola…un piano diabolico e nello stesso tempo lucido. Intanto non esistendo testimoni la sua parola valeva quanto la propria e il bastardo le assicurò che sapeva come far ricadere la colpa di quanto era avvenuto su Nico sapendo inoltre come fare per affermare convincentemente di essere entrato in casa loro un paio d’ore dopo il solito orario delle riunioni che tenevano il martedì e il giovedì e d’averla già trovata in quello stato. Aggiunse pure che avrebbe raccontato in giro che lei, consenziente, aveva perso la verginità già da tempo come gli aveva confidato. Un ricatto vero e proprio e con l’eventualità del coinvolgimento di Nico in questa sordida vicenda. Non poteva permetterlo. Smise di piangere…gli promise che avrebbe mantenuto il silenzio e che si sarebbe inventata qualcosa per giustificare i segni sul suo viso. Poi, con assoluta padronanza di sé, sperando nel rientro anticipato di Nico, gli disse che se voleva poteva trattenersi ancora un po’ evitando ogni accenno su quanto era accaduto. Infine lui se ne andò.
(fine della quarta puntata)

venerdì 23 ottobre 2009

terza puntata de L'IMPREVISTO

Appena arrivati a casa Cesarina aveva già aperto la porta e ci accolse con cordialità: io mi affrettai a spiegarle di cosa si trattava e lei non sollevò la benché minima obbiezione, mi conosceva troppo bene. Rosi rimase molto soddisfatta della visita in casa e assicurò che avrebbe subito telefonato ai suoi per prospettargli la nuova situazione. Con la famiglia presso la quale abitava in questo periodo avrebbe sistemato ogni cosa, naturalmente con l’aiuto dei propri genitori. Due giorni dopo, verso le 13, sento squillare il telefono e, appena sollevato il ricevitore, una squillante voce femminile
-Ciao Nico, mi riconosci?
-Credo di si…sei Rosi vero?
-Complimenti, ti ricordi di me ed anche della mia voce
-Beh non è che io riceva molte telefonate femminili e a parte mia figlia e Cesarina non vedo proprio chi possa telefonarmi del gentil sesso
-Allora probabilmente alla tua lista ci aggiungerai anche me
-Che vuoi dire?
-Dico che ho telefonato ai miei e, benché io abbia insistito per evitare loro questo viaggio dicendogli che non era necessario, hanno deciso di venire domenica e, con il tuo permesso, vorrebbero conoscerti, parlarti e vedere con i propri occhi dove verrò a vivere dal prossimo lunedì in poi
-Ma allora tu hai già deciso?
-Certo! Quando domenica verremo porterò un paio di valigie con i miei effetti personali mentre mia madre, naturalmente, porterà chissà quante altre cose
-Di spazio per la tua roba credo ce ne sia abbastanza
-Nessun problema, ci vediamo domenica, nel pomeriggio
-Ma i tuoi a che ora arriveranno?
-Loro arriveranno con l’aereo: andremo prima a prendere le mie cose dove abitavo e poi, dopo pranzato, verremo da te…dovranno ripartire la sera stessa per i loro impegni a Palermo
Quella domenica pomeriggio tutto si svolse nel migliore dei modi. Facemmo la nostra reciproca conoscenza io e i genitori di Rosi ed il tempo trascorse in un clima cordiale e sereno. Mi sembravano una coppia ben assortita, entrambi vicini ai 55 anni, anche se Agata, la mamma di Rosi - la classica bellezza siciliana - “distava” almeno una ventina di centimetri in termini d’altezza dal proprio marito Giannetto. Quest’ultimo infatti era atletico, muscoloso, con due mani che avrebbero stritolato chiunque e talmente alto da domandargli come mai, allorquando iniziò la sua carriera, non si arruolò nell’Arma dei corazzieri al Quirinale. Lui mi spiegò, con molta tenerezza verso la propria moglie, che all’epoca rifiutò di entrarvi a farne parte giacché si era già innamorato di Agata e della Sicilia. Mi chiesero se la presenza di Rosi in casa significasse procurare limitazioni alla mia libertà ma confermai loro che mi avrebbe fatto piacere veder circolare in casa un’altra persona vista la mia ventennale solitudine e aggiunsi che in tal modo la casa tornava a “vivere”. Verso sera, poiché il loro aereo partiva intorno alle 22, ci salutammo con molta cordialità, fecero le loro raccomandazioni a Rosi e mi dissero che in occasione delle prime vacanze scolastiche avrebbero gradito una mia presenza a casa loro, in Sicilia. Ringraziai e assicurai che ci avrei pensato. Non cambiai nulla del mio abituale tenore di vita e sia io sia Rosi, alla quale avevo dato una copia delle chiavi di casa, eravamo riusciti in brevissimo tempo a coordinare molto bene le nostre reciproche abitudini e attività. Lei d’altronde tranne i giorni festivi rimaneva a scuola fino a metà pomeriggio e poi si vedeva con i suoi amici; qualche volta si cenava insieme, qualche altra andava con gli stessi amici al cinema, a teatro oppure a mangiare una pizza. In definitiva eravamo entrambi molto soddisfatti di come procedevano le cose, così come lo erano i suoi genitori che non facevano trascorrere più di tre o quattro giorni senza aver fatto la loro telefonata. Dopo qualche tempo Rosi mi chiese se poteva far venire in casa nei pomeriggi di due giorni la settimana, il martedì e il giovedì, tre suoi amici: Enzo, il figlio del maresciallo dei carabinieri presso il quale aveva abitato prima di venire a stare da me, Susi e Vera, tutti suoi coetanei e colleghi della stessa facoltà universitaria: volevano così preparare insieme le loro tesi di fine laurea. Io non ebbi nulla da dire anche perché trascorrevo tutti i pomeriggi fuori di casa insieme ai miei amici e poi, in ogni caso, non mi avrebbero recato alcun fastidio. Trascorse alcune settimane mi disse che i suoi amici avrebbero avuto piacere di conoscermi anche per ringraziarmi dell’ospitalità che ricevevano e così, un giovedì pomeriggio, anziché uscire rimasi in casa fino a quando sentii aprire la porta ed entrare Rosi in compagnia di Enzo, Susi e Vera
-Nico, ci sei?
-Sì, sì, sono qui, eccomi
-Allora…lui è Enzo di cui ti ho già parlato alcune volte
-Ciao, come va?
-Bene e lei?
-Lei è Susi e lei è Vera
-Ciao, siete molto carine, e anche tu Enzo, chissà che stragi di ragazze fai in giro
-Grazie. Noi abbiamo sentito parlare molto di lei: Rosi dice che é meglio di un padre
-Diciamo pure di un nonno
-Le si è affezionata, ci ha detto che é una persona speciale
-Adesso non esageriamo! Vi faccio un caffè o qualche altra cosa?
-Grazie, accettiamo volentieri
I giorni si susseguivano perfino troppo velocemente: arrivarono le vacanze natalizie e poi quelle pasquali che Rosi trascorse a casa sua in Sicilia. Malgrado gli insistenti inviti dei suoi genitori io dovetti rinunciare ogni volta ad andare da loro sia perché in quei periodi passava a trovami mio nipote Marco da Bologna sia perché mia figlia Camilla con suo marito Sandro, che vedevo raramente, mi volevano a Maiori.
*******
Mancavano appena un paio di mesi alla fine dell’anno scolastico e quella sera - erano circa le 23 - dopo aver letto qualche pagina del libro che stavo leggendo in quei giorni, spensi la luce e mi accingevo a dormire quando sentii bussare alla porta della mia camera
-Nico?
-Si?
Senza aggiungere altro Rosi aprì la porta, entrò e s’infilò nel mio letto. Percepii che si toglieva qualcosa di dosso. Si adagiò accanto a me e…
Stetti siccome immobile, esitante feci un sospiro…mi volsi verso di lei, mi colse un capogiro, il tacito domandar non mi fu dato…Ella s’avvicinò ancora più di prima. Il volto fra le sue mani mi prese dolcemente, mi baciò in fronte, indi le labbra sue raggiunsero le mie ed io non resistetti, contraccambiai…Volle allora prender le mani mie e sui seni suoi condurle lievemente: li carezzai, li baciai, sentii fremere il suo caldo corpo, lentamente mi fece proseguire premendo in modo tenue il capo mio lungo di lei là fin dove nasce ogni umana vita, gemiti sommessi e poi un grido a stento soffocato…Oltre non andammo: pose un dito suo sulle labbra mie, capii che un bel tacer era da lei gradito e infine prese una delle mie mani che a lei era avvinta, la baciò sul dorso e racchiusa nel mio corpo s’addormentò pian piano…Udii il suo russare tenero e delicato e m’addormentai anch’io sebbene frastornato.
*******
(fine della terza puntata)

mercoledì 21 ottobre 2009

seconda puntata de L'IMPREVISTO

Passandoci davanti le feci vedere il fabbricato dove abitavo e la scuola comunale e statale con esso confinante. Giunti nei prèssi della stanza dove ricordavo lavorava un funzionario mio vecchio amico, dissi a Rosi che l’avrei presentata come una nipote per dare maggior valore al mio interessamento: lei fu assolutamente d’accordo tanto che, scherzosamente, cominciò a chiamarmi “zio”. Quando entrammo l’amico mi salutò con molta cordialità e ci scambiamo alcuni ricordi su conoscenze comuni: le presentai “mia nipote” e gli chiesi se poteva aiutarla dandole alcune informazioni. Si mise subito all’opera ed in brevissimo tempo ci mise a conoscenza di tutto quello che c’interessava sapere. Lo ringraziammo e, appena usciti dal portone, ignorando ogni precedente convenevole, dissi a Rosi
-Ma tu guarda che combinazione
-Quale?
-La scuola dove andrai ad insegnare è quella che si trova proprio accanto a casa mia, qui a due passi
-Mi era sembrato di ricordare il nome della strada:vorrà dire che ci incontreremo più spesso
-Non solo: l’università non è molto distante da qua tanto che potrai andarci facendo soltanto una breve passeggiata…Anzi adesso t’indico il tragitto
-Sono proprio contenta!Almeno si attenuerà di molto il pendolarismo che dovrò affrontare ogni giorno sia per il lavoro sia per gli studi, e questo grazie a te
-Grazie di che? Ho fatto così poco
-Sai come saranno contenti i miei quando gli darò questa bella notizia
-Lo credo anch’io
Rosi continuò a parlare ma anziché ascoltarla stavo pensando fra me e me. Poi le dissi
-Scusami,non ti stavo seguendo perché mi è venuta un’idea
-Vale a dire?
-Hai fatto cenno al pendolarismo
-Sì perché con la scuola e l’università così vicine mi basterà prendere il treno soltanto due volte il giorno, la mattina per il lavoro e lo studio e la sera per il ritorno alla casa dove attualmente sono ospite
-A proposito di pendolarismo io vorrei proporti una cosa, però ti prego, non dare un’interpretazione sbagliata a quanto ti dirò
-Dimmi
-Tuo papà è capitano dei carabinieri vero?
-Beh ma che c’entra
-Io penso che lui possa fare o far fare degli accertamenti su di me
-E perché mai?
-Adesso te lo spiego: prendi nota delle mie complete generalità: nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza anagrafica, stato civile, estremi del mio documento d’identità. Ecco, scrivi, scrivi
-Va bene, lo sto facendo…Fatto, però vorrei conoscere il perché
-Perché tu fornirai questi dati a tuo padre, parlerai sia con lui sia con tua madre e dirai loro che ti è capitata una buona occasione
-Quale sarebbe?
-Vedi…io abito in questo palazzo al terzo piano interno 9 da circa 40 anni. Aspetta, aspetta, fammi spiegare bene: ci vivo da solo, tre camere più servizi ed una di queste camere viene molto raramente occupata da mio nipote - figlio di mia figlia - ogni volta che gli capita di passare di qua per andare a Bologna. E’ uno studente universitario anche lui e quindi è una camera già pronta per ospitare qualcuno.
-Ho capito, ma io che cosa c’entro? Non sono tua nipote
-No, è vero, ma pensa alle comodità: non sarai più una pendolare, avrai lavoro e università a due passi e potrai dedicarti più agevolmente alle tue attività preferite
-Spiegati meglio
-Se vuoi potresti venire ad abitare da me
-Ma ti ho appena conosciuto! So talmente poco di te e poi…non capisco…mi sembra talmente incredibile quello che stai dicendo, senza parlare poi del fatto che nemmeno tu mi conosci
-Per quanto riguarda me ti ho fornito appunto tutti i miei dati personali in modo che tuo padre possa controllare che persona sono
-Io però potrei non essere una persona perbene
-Non credo: in ogni caso sei vuoi riflettici sopra e ascolta anche il parere dei tuoi genitori, anzi, se possono, sarebbe opportuno che venissero prima a controllare ciò che ti è proposto
-Sono un po’ perplessa
-Ti capisco però credimi, mi è venuto spontaneo dirti quello che ti ho accennato
-Non lo sto mettendo in dubbio, è che da parte mia era del tutto imprevedibile una…sì, insomma, una cosa del genere! Poi ho anche delle perplessità dovute al fatto che il maresciallo e sua moglie che mi ospitano in questo periodo hanno tutta la mia fiducia e quella dei miei. E con Enzo, il loro unico figlio - tra l’altro un bellissimo ragazzo - con il quale ci conosciamo sin dalle elementari, frequentiamo la stessa facoltà universitaria come già ti ho detto, studiamo insieme, viaggiamo insieme
-Hai ragione, se poi è anche il tuo ragazzo ti capisco benissimo
-No, no, non stiamo insieme, per me è soltanto un amico, magari fraterno ma niente di più anche se ci sono ragazze che se lo divorano con gli occhi! Noi due invece non abbiamo mai oltrepassato il confine della vera fratellanza forse perché ci conosciamo talmente bene da sapere quali sono i nostri reciproci difetti e allora ci sopportiamo, con affetto, ma niente di più
-Peccato, mi era sembrata una buona idea
-Altro che buona, ottima, e io ti ringrazio. Voglio anche aggiungere che non credo avrei potuto permettermi un costo d’ affitto troppo oneroso per me: preferisco non seguitare a farmi aiutare dai miei, anche se loro spingono per il contrario
-Questo non è un problema perché io non essendo proprietario ma inquilino della casa dove abito non posso subaffittàre neppure volendo: potrei solo ospitarti come una parente
-Ma com’è possibile che…
-Un momento però, potresti contribuire alle spese per l’energia elettrica, il gas, l‘acqua, il riscaldamento: ecco , per le cose indispensabili alla vita quotidiana. Come vedi avremo entrambi un certo vantaggio e poi credo che, così facendo, tu non avresti di che sentirti a disagio
-Mmm, stai dipingendomi una situazione veramente allettante
-Ti assicuro che non esiste alcuna intenzione recondita
-Se è per questo credo di avere abbastanza cervello da capire diciamo come stanno le cose,anzi sai che ti dico? Dove si trova casa tua? Vorrei dare uno sguardo a quella che potrebbe fare al caso mio
-Penso di sì, eccoci arrivati: questo è il portone e meno male che oggi è lunedì, a quest’ora c’è in casa Cesarina, la signora che mi dà una mano due volte la settimana, quindi puoi venire tranquillamente
-Scusami tanto Nico, sarà una mia impressione: ma tra noi due il più timoroso sembri tu e non ne vedo la ragione io sono tranquillissima
-Beh io sono un po’ all’antica e poi con tutto quello che si sente in giro
-Non ti preoccupare, andiamo su
-Aspetta che citofono a Cesarina e la informo che sto salendo con un’ospite
-Scrupoloso eh?
-Sono fatto così
(fine della seconda puntata)